“Guerra mondiale a pezzi” è un termine coniato da Papa Francesco. E in quel contesto va inserito il blitz degli Stati Uniti in Venezuela che si è concluso con l’arresto del presidente-dittatore Nicolas Maduro. Ma il narcotraffico e, ancor meno, il regime politico c’entrano con l’intervento dei militari statunitensi.
Il vero obiettivo è lo stesso della stragrande maggioranza dei conflitti (in atto e potenziali): il predominio sulle materie prime e sull’energia necessarie a far funzionare la rivoluzione tecnologica in atto: intelligenza artificiale, criptovalute, robotica di massa, mobilità elettrica, quantum computing e tecnologie che si stanno affacciando sui mercati.
Le materie prime sono fondamentali. Chi dominerà il mercato acquisirà un vantaggio enorme. Al momento è di gran lunga ad appannaggio della Cina. Il Dragone è il principale estrattore di terre rare al mondo. E grazie alla guerra in Ucraina e al blocco delle forniture di gas e petrolio dalla Russia in Europa ha potuto accedere a flussi enormi di idrocarburi a basso costo.
E le terre rare sono uno degli aspetti principali della guerra in Ucraina. Non è un caso che Trump stia provando a prenderne il controllo a spese di Putin.
‘C’è molto in ballo anche a Taiwan, isola che per Pechino fa già parte del territorio cinese. Ma il vero tesoro è che quel piccolo Stato è il primo fornitore di semiconduttori degli Stati Uniti. Pensate cosa potrebbe significare per il Dragone poter controllare quel mercato.
In Venezuela, oltre a tantissimo petrolio, ci sono riserve di coltan. minerale da cui si estraggono niobio e tantalio, essenziali per l’elettronica moderna. Di materie prime sono ricche anche la Repubblica Democratica del Congo e il Sud Sudan, territori dove le tensioni armate sono sempre più frequenti.
Altra area ad alto rischio è la Nigeria che però è “solo” ricchissima di giacimenti e riserve petrolifere.
