Il Sacco dei Bretoni. La strage che devastò Cesena il 3 febbraio 1377

Il  3 febbraio del 1377 (649 anni fa) a Cesena si consumò una delle più grandi stragi di civili della storia medievale. Quello che è conosciuto come il Sacco dei Bretoni. Le truppe mercenarie assoldate dallo Stato della Chiesa uccisero buona parte della popolazione. Le fonti danno cifre variabili che oscillano fra le quattro e le cinquemila vittime. I residenti erano circa ottomila. 

Tutto va fatto risalire alla “Guerra degli Otto santi”, scontro fra lo Stato Pontificio e le città del centro Italia. Fu soprattutto Firenze ad entrare in lotta contro il Papa e fomentò la rivolta anche in altre località. Strinse un accordo in particolare con Bologna che nel 1376, cacciò il cardinale, Guglielmo di Noellet, suscitando la reazione di Gregorio XI. Affidò al cardinale Roberto di Ginevra un esercito di mercenari stranieri (bretoni e inglesi) per assediare la città, che però si difese così bene da indurre le truppe a svernare in Romagna.

Cesena fu una delle località scelte. Dal 1357, dopo la resa degli Ordelaffi, la città era sotto il controllo dei Malatesta. La scelta non fu casuale: era considerata la più ricca città di Romagna e totalmente fedele al Papa. La decisione però non fu gradita da Galeotto Malatesta che si trasferì a Rimini. Arrivarono “solo” i Bretoni, comandati dal capitano di ventura Jean de Malestroit. Si parla di quattromila cavalieri e seimila fanti. Tutti accampati fuori dalle mura. Potevano entrare in città solo per l’approvvigionamento. Le cronache raccontano di razzie che affamavano i residenti. Ma non si fermarono. Dopo il forese i Bretoni continuarono le razzie in città. Prendevano di mira le botteghe pretendendo di non pagare. A questo poi aggiungevano le molestie alle donne.

Il livello della tensione cresceva in continuazione. Il punto di non ritorno fu toccato il primo febbraio quando al rifiuto di pagare un pezzo di carne un macellaio cesenate uccise un bretone con un roncone. Il gesto scatenò una vera e propria guerriglia urbana. In un primo momento la popolazione ebbe la meglio. Le cronache parlano dell’uccisione di oltre trecento soldati bretoni. Alcune fonti parlano addirittura di ottocento, scrive Andrea Sirotti Gaudenzi ne “L’eccidio di Cesena”, Invictus Editore.

A quel punto il cardinale mandò a chiamare le truppe inglesi che erano accampate a Faenza. Il tre febbraio entrarono in città passando da Porta Cervese (l’attuale Barriera Cavour). Poi si unirono ai bretoni nel Borgo Chiesa Nuova, il quarto lato di piazza del Popolo che ora non esiste più. Rispondendo ai voleri  del cardinale, Giovanni Acuto ordinò la strage che fu consumata tra il 3 e il 5 di febbraio. Fu un vero e proprio eccidio. Le cronache parlano di tremila morti. Ma sulle cifre non ci sono certezze. C’è chi parla addirittura di cinquemila. Non furono risparmiati donne e bambini.

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