RAVENNA. Al Teatro Alighieri per La Stagione dei teatri 2025/2026 Roberto Latini presenta una rilettura contemporanea dell’Antigone di Anouilh, ambientata nella Francia occupata e trasformata in una potente metafora della resistenza, che esplora il conflitto eterno tra legge e coscienza e diventa un’indagine intima sull’essenza dell’essere umano.
Sabato 7 febbraio alle ore 21 e domenica 8 febbraio alle ore 15.30 il dramma eterno di Antigone, figura archetipica che oltrepassa i confini del tempo rimanendo eterna nella sua essenza, simbolo universale di ribellione, rivive sul palcoscenico dell’Alighieri in una rielaborazione contemporanea, che trasforma il suo conflitto con Creonte in un soliloquio a più voci. In un gioco di specchi tra Antigone e Creonte, i due poli dello scontro non sono più entità separate, e, specchiandosi appunto l’uno nell’altro, rivelano la complessità intrinseca della natura umana.
Coprodotto dal Teatro di Roma e La Fabbrica dell’Attore Teatro Vascello e allestito da un ensemble di attrici e attori virtuosi della vocalità – tra i quali lo stesso regista e drammaturgo Latini, anche interprete di Antigone, con Manuela Kustermann (Nutrice), Silvia Battaglio (Ismene), Ilaria Drago (Emone) e Francesca Mazza (Creonte) – in un dialogo tra ragione, giustizia, leggi umane e morali, lo spettacolo si basa sulla trasposizione del francese Jean Anouilh, che ha fatto riemergere la voce di Antigone nello scenario della Seconda Guerra Mondiale, avvicinando la tragicità antica al sentire contemporaneo, stravolto da guerre e pretese di giustizie divine.
Latini con il suo adattamento si spinge oltre, portando la disputa delle ragioni della legge a farsi confessione intima, cruda, imperniata sulla verità più scomoda: siamo Antigone e Creonte insieme, una di fronte all’altro, e siamo chiamati, nelle pieghe della realtà quotidiana, a farci carico di una giustizia o dell’altra, in un confronto costante con noi stessi e con gli altri. Un’opera che interroga profondamente il nostro senso di giustizia e responsabilità, in un equilibrio sapiente tra fedeltà all’originale e innovazione scenografica, dove il fulcro narrativo resta fedele al dramma originale: Antigone, la sorella Ismene, il giovane Emone e il severo Creonte costituiscono l’asse portante dell’azione teatrale, ma alcune novità stimolano una riflessione attuale su un testo antico. Una voce fuori campo accompagna quasi l’intera rappresentazione: è Antigone stessa a raccontare e commentare, assumendo quasi il ruolo di una coscienza narrante.
Il personaggio, pur affidato a un interprete maschile, acquisisce in scena un’identità femminile complessa e stratificata.
Creonte, tradizionalmente raffigurato come figura autoritaria e brutale, è qui rappresentato come un uomo tenace, ma non privo di sensibilità, sebbene inflessibile nel ribadire il divieto di seppellire il corpo di Polinice. Una rilettura che esplora il conflitto eterno tra legge e coscienza e diventa un’indagine intima sull’essenza dell’essere umano.
Info: ravennateatro.com
