Moni Ovadia è il Capitano Achab al Masini

FAENZA. A partire dalla sua pubblicazione nel 1851, Moby Dick di Herman Melville, capolavoro della letteratura mondiale, ha ispirato e continua a ispirare registi, poeti e autori.

L’epica storia della balena bianca e dei suoi inseguitori riprende vita in questa versione diretta da Gugliemo Ferro, con Moni Ovadia straordinario protagonista nelle vesti del Capitano Achab, in scena al Teatro Masini mercoledì 11, giovedì 12 e venerdì 13 febbraio alle ore 21.

Adattato per il palcoscenico da Micaela Miano, lo spettacolo vede, accanto a Ovadia, un numeroso cast composto da Matteo Milani, Giorgio Borghetti, Nicolò Giacalone, Pap Yeri Samb, Filippo Rusconi, Moreno Pio Mondì, Giuliano Bruzzese e Marco Delle Fratte.

Come consuetudine, gli interpreti dello spettacolo incontreranno il pubblico al Ridotto del Teatro Masini nel secondo giorno della loro permanenza in città: giovedì 12 febbraio alle ore 18 (l’ingresso all’Incontro è gratuito fino a esaurimento posti).

Moby Dick è la storia di un’ossessione epica che ha la fisionomia di una tragedia shakesperiana, tale è il senso drammatico dei suoi personaggi. Moby Dick non è una balena, è una condanna, una maledizione che diventa sfida tra uomini. Il Pequod è il vascello stregato che porta la ciurma verso la perdizione. Il doblone d’oro sull’albero del Pequod e il patto di sangue dei marinai sono la chiamata mefistofelica verso gli abissi della non-conoscenza.

Achab è ossessionato dalla vendetta, è uomo empio che disconosce Dio, l’uomo dell’oltre e della violazione. Starbuck è il suo alter ego, voce della prudenza, della coscienza, testimone di una visione teocentrica che si scaglia contro la blasfemia dell’odio di Achab verso la balena bianca.

In questo Moby Dick, che vede in Moni Ovadia lo straordinario protagonista, la narrazione teatrale inizia sul Pequod, dove si consumerà la tragedia di tutti i personaggi – Queequeg, Pip, Ismaele, Stubb,

Lana caprina, Tashtego, Perth – in un susseguirsi frenetico di tempeste, battute di caccia, avvistamenti, bonacce, canti, riti pagani e preghiere. E se nella ricerca maniacale di Moby Dick è la follia a guidare il capitano Achab, è sul piano del conflitto umano contro Starbuck che Achab conosce l’orrore: la parte recondita della sua stessa coscienza. La malattia di Achab è Moby Dick, ma Starbuck ne è la manifestazione clinica. Moby Dick gli fa male con la sua “assenza” lì dove Starbuck lo fa con la sua “presenza”. Un conflitto posto sullo stesso piano, uno specchio dove galleggia il peccato originale…una balena bianca in un abisso nero. E poi lo specchio si crepa. Non c’è redenzione sul Pequod, solo una fitta nebbia.

Info: 0546 21306 e www.accademiaperduta.it

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