Industria: a inizio 2026 peggiora lo scenario e c’è una spada di Damocle

In questo momento la politica è concentrata su un insipido referendum sulla giustizia. Si voterà il 22 e il 23 marzo. Ed è facile immaginare che periodicamente si alzerà l’asticella del dibattito. L’impressione è che sia una sorta di arma di distrazione di massa. Chi si occupa o si interessa di politica dovrebbe concentrarsi almeno allo stesso modo di economia dove, purtroppo, i segnali non sono buoni. 

Significativo il titolo de Il Sole 24 Ore: “Confindustria: peggiora lo scenario, export e consumi zavorrano l’industria”. Il principale quotidiano economico cita i dati del Centro studi di Confindustria. E l’attacco è significativo: Peggiora lo scenario a inizio 2026. 

In Italia, scrive Il Sole, dopo il buon quarto trimestre 2025 (+0,3% il Pil), trainato dagli investimenti del Pnrr, a gennaio migliora la fiducia delle famiglie e accelerano i servizi. L’industria resta volatile e la risalita lenta, penalizzata dal dollaro più svalutato e da consumi ancora fragili. Dal report del centro studi emerge che ci sono fattori di ostacolo che frenano tutti i settori: dall’energia cara al dollaro debole, o dazi e quindi l’export di beni in calo, l’elevata incertezza, l’alta quota del risparmio delle famiglie e, quindi, i consumi fiacchi.

Poi c’è un altro punto interrogativo: cosa succederà fra sei mesi? Nessuno o quasi ne parla. Neppure il centro Studi di Confindustria. Ma nella seconda parte dell’anno finirà l’effetto del Pnrr, quello che, negli ultimi anni, è stato il valore aggiunto. Senza il suo contributo il Paese sarebbe fermo. 

Al momento tutte le rilevazioni attestano che siamo in un quadro di sostanziale tenuta dell’economia italiana, ma anche di evidente fragilità in prospettiva. Inoltre indicano che l’Italia rischia una fase di crescita debole e progressivamente in rallentamento, stabilmente al di sotto della media europea. Insomma, non viviamo una situazione di crisi, ma una stagnazione strisciante. Situazione preoccupante perché se non si interviene con decisione c’è il serio rischio che il blocco diventi strutturale.

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