Alla direzione di RETE PMI ROMAGNA, tra rappresentanza, formazione manageriale e networking.
“Di lei si scrive poco, non ha rilasciato molte interviste in questi anni”, le chiedo. “Ho sempre preferito tenere un profilo basso, sono più interessata al fare che non all’apparire sui media”. Il mio incontro con Maddalena Forlivesi, direttrice di RETE PMI ROMAGNA, inizia scherzosamente così.
Maddalena Forlivesi, quasi per caso, ha fatto del sistema della rappresentanza il suo lavoro. Da molti anni, prima nel sistema Confapi e ora in RETE PMI ROMAGNA, dirige un’associazione di imprese: costanza, competenza, intelligenza emotiva, visione e quel sano senso pragmatico che trasforma le idee in sostanza reale.
Maddalena Forlivesi, Direttrice Rete PMI Romagna
Dopo la laurea, avrebbe mai pensato di intraprendere questo percorso?
Certamente no, avevo già fatto un’esperienza in azienda, nell’Ufficio Estero, poi la sopraggiunta crisi aziendale mi portò a dover guardare altrove. L’allora neoeletto Presidente di Confapi Forlì-Cesena – Prof. Massimo Bianchi – aveva avviato una ricerca di personale per vari ruoli, fra i quali quello che oggi si definisce “marketing associativo”. Mi fece un colloquio, fui scelta. Il mio ingresso nel mondo associativo cominciò così. Non sapevo neanche cosa fosse un’associazione di categoria. Ed era anche un momento particolare per l’associazione stessa, come avrei scoperto di lì a breve: stava cambiando tutto nell’organizzazione interna e nel contesto economico esterno, nelle imprese e nelle esigenze degli imprenditori associati. Il Presidente era una persona molto dinamica che, oltre ad essere un imprenditore, era anche un docente universitario in Organizzazione Aziendale capace, visionario, informale, con una forte propensione alle relazioni.
Mi lasciava molta autonomia, nonostante la mia non esperienza nel settore, dandomi indicazioni operative, ma lasciandomi libertà di azione, senza mai essere oppressivo o minimamente intransigente, dimostrando quel senso di fiducia e di stima nei miei confronti, che fa la differenza in un rapporto di lavoro e che purtroppo spesso non si è in grado di trasmettere ai propri collaboratori. Una delle prime cose che fece fu regalarmi un libro, W l’organizzazione (Up the Organization) di Robert Townsend, il consulente famoso per aver trasformato Avis in un gigante del noleggio auto e che, in modo leggero e divertente, smantellava taluni stereotipi, dimostrando come organizzazioni ipergerarchiche e iperstrutturate sortiscano effetti opposti a quelli attesi.
Un giorno mi disse: “Oggi vado a fare lezione a Modena, ti lascio nella locale sede di Confapi, così ti rendi conto di come è organizzata un’associazione più grande della nostra”. Quella giornata trascorsa ad osservare, studiare e confrontarmi con i colleghi modenesi fu molto utile a capire dinamiche che ancora non mi erano note, facendo mie alcune buone prassi, ma comprendendo che altre potevano essere differentemente gestite. Cominciai da lì un percorso di approfondimento di una serie di attività e strumenti che potevano essere di utilità per gli associati. Era una sfida che mi piaceva, ma mi resi conto da subito che, prima di potermi occupare di marketing associativo, c’erano alcuni aspetti organizzativi interni da sistemare.
Un punto di partenza sotto la luce dei riflettori. Ma se dovessi pensare a ciò che tu consideri il tuo vero punto di forza, a quale penseresti?
La serietà e la coerenza che mi hanno sempre guidata, nella vita e conseguentemente nel lavoro. Il sistema delle associazioni di categoria è un mondo particolare, che si presta a molte e diverse declinazioni: ho avuto la fortuna di entrare inizialmente in un’associazione che mi corrispondeva e, dopo una breve parentesi non felice in un’altra organizzazione, ho poi scelto di restare in questo mondo, quando 10 anni fa un gruppo di Imprenditori decise di fondare Rete Pmi Romagna e mi proposero la direzione. Se ho scelto di continuare a fare questo mestiere, è proprio per via del contesto in cui ho potuto farlo. Ho dei valori, che mi ha trasmesso la mia famiglia, con i quali sono cresciuta e che continuano ad accompagnarmi ogni giorno: il rispetto, in primis, che si deve a tutti, ma anche pretendere da tutti, perché il rispetto non è gerarchico; il senso del dovere, che mi ha sempre portata a svolgere con il massimo impegno ogni compito che mi è stato affidato; poi l’etica e la trasparenza nelle relazioni con le persone.
E così, anche sul lavoro, ho sempre avvertito che fosse un mio preciso dovere essere garante del fatto che tutte le Aziende Associate, dalla più piccola alla più grande, avessero pari dignità, attenzione e diritto di partecipare alla vita associativa. Potrebbe apparire scontato, ma non lo è affatto. Fortunatamente, proprio su questi principi è nata Rete Pmi Romagna, per valorizzare e dare voce a tutte le imprese, indipendentemente dalla loro dimensione. L’attività della nostra Associazione si fonda principalmente sul favorire le relazioni fra imprenditori, sulla conoscenza, lo scambio di esperienze e il confronto. Le attività di networking sono una parte essenziale della vita associativa: dagli appuntamenti mensili con apericena, nel corso dei quali ogni volta viene trattato un argomento di interesse per le aziende, alle serate di Speed Business Presentation, dove le aziende associate si “raccontano” per favorire maggiore conoscenza della propria realtà aziendale e anche per creare opportunità di business; poi le tavole rotonde tematiche, i factory tour e anche iniziative di carattere sociale, che non bisogna mai dimenticare. In realtà, elencati così, si tratta di attività che nulla hanno di straordinario, ma è il “clima” che si è creato che fa la differenza e fa sì che le persone abbiano il piacere di esserci e di incontrarsi.
Tanti ruoli istituzionali e di servizi alle imprese. Quale la rappresenta e in quale si sente più a suo agio?
Sono passata da un iniziale ruolo di marketing associativo, ad occuparmi della costituzione di un Consorzio Fidi, di cui sono poi stata il primo direttore, alla responsabilità di un ufficio di gestione del personale, alla creazione di un Centro di Formazione, di cui sono stata AD e di una Società di Servizi, per la gestione di bandi e agevolazioni alle imprese. Non c’è ambito associativo di cui non mi sia occupata, fino ad arrivare poi alla direzione, con il suo ulteriore carico di impegni di carattere istituzionale, la partecipazione a commissioni, tavoli di lavoro, tutte attività importanti e interessanti, ma indubbiamente la cosa che più apprezzo è il rapporto con le imprese. Conoscere negli anni tante e diverse realtà è stato un grande arricchimento professionale, oltreché personale ed è la cosa che ancora mi appassiona e mi incuriosisce di più: il dietro le quinte delle aziende, i diversi modelli organizzativi, la nascita dei prodotti, la loro realizzazione, i processi di immissione sul mercato, sono aspetti interessantissimi, ma ciò che maggiormente mi gratifica è riuscire ad essere di aiuto, come Associazione, in questi percorsi di crescita aziendali. Certamente non è un lavoro routinario!
Mondo startup. Avete organizzato diverse iniziative su innovazione e start up. Qual è la situazione in Romagna?
Per qualsiasi azienda oggi è impossibile stare sul mercato senza innovare continuamente i propri prodotti o servizi e quindi anche le PMI romagnole sono significativamente impegnate in questo percorso, naturalmente con livelli di intensità diversi, a seconda dei settori, delle dimensioni e della capacità di investimento. Processi di innovazione possono essere stimolati o avvenire anche grazie alle start up, ma non è un percorso facile. In questi anni abbiamo realizzato diverse iniziative in collaborazione con Cesena Lab, che è un incubatore/acceleratore di start up, del cui Comitato Direttivo faccio parte, abbiamo organizzato incontri di presentazione e creato contatti diretti con imprenditori interessati, ma, come ci dicono le statistiche, in Italia solo il 7% delle start up sopravvive dopo cinque anni.
Parliamo di ricambio generazionale: più al maschile o al femminile? Cosa succede nelle imprese romagnole?
Il ricambio generazionale è sempre un momento assai delicato, proprio perché coinvolge le dinamiche famigliari, oltre a quelle aziendali. Del resto le statistiche sono impietose: solo il 30% delle imprese familiari sopravvive al primo passaggio e appena il 3% arriva alla terza generazione. Molte imprese romagnole stanno vivendo il primo passaggio generazionale, con situazioni molto diverse proprio perché condizionate dalla natura delle relazioni famigliari, che quindi danno seguito ad esiti altrettanto diversi. Laddove il passaggio avviene positivamente, devo dire che non ho notato differenze se il testimone passa a un figlio o a una figlia, anche per quanto riguarda i ruoli, scelti unicamente sulla base del percorso di studi che ciascuno ha fatto e delle competenze maturate, non in base al “genere”, che mi pare sia uno stereotipo oramai superato nel mondo delle imprese. In realtà, ho visto e vedo imprenditori essere padri orgogliosi delle proprie figlie e di ciò che stanno realizzando in azienda.
Dunque, fate rappresentanza, servizi, molte attività di networking. E avete appena compiuto dieci anni. Da Direttrice di Rete PMI Romagna, cosa ritieni che vi manchi e a quale progetto ti dedicherai maggiormente nel 2026?
Quando poco più di 10 anni fa nacque Rete Pmi Romagna, forse nessuno pensava che avremmo fatto tutta questa strada. Ma quando si crede in un progetto e si rema tutti nella stessa direzione, i risultati solitamente tendono ad arrivare. E così è stato in questo caso. Rete Pmi Romagna è Associazione indipendente e devo dire che questo in termini di operatività è un plus, certo mancano alcuni vantaggi che derivano dal far parte di un sistema regionale o nazionale, ma per come gli imprenditori hanno pensato e plasmato questa associazione e per come si sviluppano oggi le relazioni, sia istituzionali che aziendali, non rappresenta un problema. Per il corrente anno, siamo impegnati a portare avanti tutte le attività che connotano la nostra associazione per dare risposta alle diverse esigenze, ma in particolare siamo concentrati nel consolidamento dell’Academy, un progetto nato due anni fa per rispondere alle esigenze manifestate dalle imprese in materia di formazione e aggiornamento manageriale. Da parte di diversi Imprenditori era infatti stato rilevato che per soddisfare la domanda di interventi di Alta Formazione dovessero muoversi fuori dal territorio, segnatamente Bologna o Milano, con costi non indifferenti. La domanda è stata: perché non portare sul nostro territorio i docenti di importanti Business Schools? Così abbiamo fatto e siamo alla terza annualità. La formazione è oggi più che mai uno strumento imprescindibile per imprenditori, manager e loro collaboratori, noi lo intendiamo proprio nei termini di un servizio alle imprese e non di un business: quindi, i costi devono essere contenuti, proprio perché l’obiettivo è quello di coinvolgere il maggior numero di imprese e di persone nei percorsi manageriali proposti. Quest’anno abbiamo introdotto la formula degli Academy Partners: le aziende associate pagano una quota di iscrizione forfettaria unica, potendo così partecipare a tutti i corsi del programma. Questa formula ha avuto grande successo e abbiamo aule sempre affollate. Ora la sfida è alzare ancor di più l’asticella della qualità e dell’innovazione della proposta formativa.
Un’ultima domanda: lei passa la giornata a connettere imprese e persone. Ma a chi si rivolge Maddalena Forlivesi quando ha bisogno di ricaricare le proprie energie?
Ho un sistema di autoricarica (lo dice sorridendo). Dipende dalla filosofia di vita che si ha, dalla passione che si mette in ciò che si fa, dal fatto di lavorare in un contesto positivo e di sentirsi parte di un progetto condiviso e in cui si crede, dai valori che ci accompagnano ogni giorno. Ho detto tanti no nella mia vita, non ho mai accettato compromessi o facili scorciatoie che avrebbero potuto condurmi a carriere importanti. Sono sempre stata fedele ai miei principi e quando al mattino mi guardo allo specchio, al di là di qualche ruga in più, so di guardare una persona che ha sempre fatto con onestà il suo dovere … e forse anche qualcosa in più. Questo lavoro, arrivato per caso come dicevo all’inizio, poi l’ho scelto convintamente e, come si dice, “fai un lavoro che ti piace e non lavorerai un giorno della tua vita”.
Grazie Maddalena!
