Italia sempre più un paese di anziani. A rischio pensioni, sanità e servizi sociali

Nei prossimi trent’anni l’Italia cambierà pelle: gli over 70 cresceranno di milioni mentre i più giovani diminuiranno drasticamente. Una trasformazione che impone al Paese di ripensare welfare, lavoro, città e rapporti tra generazioni. Ma l’Italia non è pronta, perché per essere in grado di calarsi nella nuova situazione è necessario intervenire adesso. Nascondere la polvere sotto al tappeto può aiutare a vivacchiare, ma non consente di garantire il futuro al Paese.

E’ il difetto della politica che si preoccupa dello stuzzicadente e non vede (o non vuole vederla) la trave. Perché è più facile gestire che programmare. 

Nel caso specifico serve rendersi conto che la nostra società, cresciuta e organizzata a misura di una demografia in crescita, deve rivedere il suo funzionamento per adeguarlo a una realtà nella quale il rapporto tra generazioni si è capovolto: le persone in età avanzata sono più numerose di giovani e bambini.

Il problema principale sarebbero i costi del welfare destinati a crescere in fretta. Diminuendo la popolazione attiva si ridurranno i trasferimenti creando problemi al sistema pubblico. Quello che paga pensioni, sanità e servizi sociali. E famiglie più fragili non riusciranno a integrare ciò che il sistema pubblico non sarà più in grado di garantire.

Il rischio è creare un sistema dove lo squilibrio fra poveri e ricchi continui ad aumentare. Per evitare che la forbice si allarghi e, progressivamente, si torni ad una sorta di medioevo è necessaria un’equa redistribuzione dei redditi. Premettendo che passare alla privatizzazione (assicurazioni) è una soluzione quanto meno pericolosa, il termine che nessuno vuole pronunciare è “patrimoniale”. Volendo può non essere presa in considerazione. Però se si vuole cercare di risolvere il problema è necessario studiare una soluzione. Altrimenti per le future generazioni saranno guai.

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