Il referendum è stato deciso dai giovani. Hanno votato in massa per il No

Al di là dell’esito del voto c’è un dato che dovrebbe far riflettere Giorgia Meloni in primis e la politica in generale: a decidere l’esito del referendum sono stati i giovani. Da un sondaggio del Consorzio Opinio Italia per la Rai emerge che nella fascia 18/34 anni il 61,1 per cento ha votato No. Contro la riforma Costituzionale si è espressa anche la fascia 35/54 anni con il No al 53,3. Mentre dai 55 in su c’è stata una spaccatura, con un lievissima (50,7) preferenza per i Sì.

Questo significa che la presidente del Consiglio ha perso la stima dei più giovani. E non poteva certo bastare un’ospitata nel podcast di Fedez per mettere le cose a posto. Il problema è che i giovani non si fidano dell’Italia. Lo dimostrano i numeri: tra il 2011 e il 2024, circa 630 mila ragazzi tra 18 e 34 anni hanno lasciato l’Italia, con un picco di quasi 100 mila partenze annue nel biennio 2022-2023. Il fenomeno colpisce sia il Nord che il Sud, con una forte emigrazione di laureati e diplomati verso Regno Unito, Germania, Svizzera e Francia. I ragazzi italiani scelgono principalmente il Regno Unito (26,5%), seguito da Germania (21,2%), Svizzera (13%), Francia (10,9%) e Spagna (8,2%).

La fuga è motivata da salari bassi, instabilità lavorativa, mancanza di prospettive di carriera e carenza di meritocrazia. Inoltre l’Italia è all’ultimo posto in Europa per capacità di attrarre talenti, con otto giovani italiani che emigrano per ogni straniero che arriva.

Guardando alla platea di chi ha lasciato il Belpaese nel triennio 2022-2024 emerge che il 42,1 per cento è composto da laureati, in forte aumento rispetto al 33,8 per cento del periodo 2011-2024. Le punte più alte si registrano in Trentino (50,7 per cento), Lombardia (50,2), Friuli Venezia Giulia (48,5), Emilia Romagna (48,5) e Veneto (48,1).

La colpa non può essere tutta di Giorgia Meloni, anzi. Ma la premier ha pagato la mancanza totale o quasi di politiche giovanili, delega che, fra l’altro, aveva ricoperto nel governo Berlusconi. Del resto c’è un dato inconfutabile: 

l’Italia è la terza economia europea, ma l’ottavo Paese per capacità di creare nuove imprese. Per ottenere la fiducia dei giovani bisogna invertire questo dato e fare in modo che gli stipendi siano decenti. 

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