“Cenci”, la Piccola Compagnia della Magnolia al Teatro Rasi

RAVENNA. Martedì 31 marzo alle ore 21 al Teatro RasiPiccola Compagnia della Magnolia porta in scena Cenci. Rinascimento contemporaneo, spettacolo che rilegge con la lente del presente la tragedia in versi del poeta britannico Percy Bysshe Shelley, con la regia di Giorgia Cerruti

Al centro, la vicenda di Beatrice Cenci, vittima degli abusi del padre e responsabile della sua uccisione nel tentativo di liberarsi: scoperta, sarà giustiziata insieme ai complici, nonostante il favore del popolo.

L’operadi Shelley, scritta durante una permanenza in Italia nell’estate del 1819, è ambientata nella Roma del 1599 e drammatizza un manoscritto trovato dall’autore negli archivi del Palazzo Cenci di Roma. In esso sono riportati i terribili avvenimenti che arrivarono a estinguere una delle famiglie più nobili della città durante il pontificato di papa Clemente VIII. Nel 1935 Antonin Artaud riprende la vicenda e ne estrae un feroce dramma, un manifesto del suo “teatro della crudeltà”.

La riscrittura di Piccola Compagnia della Magnolia interroga il nucleo politico e poetico dell’opera: la responsabilità individuale di fronte al male, il rapporto tra religione e potere, una violenza sistemica che attraversa i secoli. Beatrice Cenci si fa così simbolo «di una vulnerabilità alla prepotenza del patriarcato imperante e dei modelli androcratici dominanti» afferma la regista e drammaturga  «Una donna del passato traccia il futuro. In questo nuovo viaggio teatrale siamo accompagnati da un custode, Antonin Artaud, teatrante, poeta, martire e visionario che ci sembra possa sovrapporsi a Beatrice Cenci, per tentare di congiungere arte e vita, corpo naturale e identità, per confondere i limiti, spostarli in avanti di continuo». 

Il giorno dell’esecuzione pubblica, tra la folla, si racconta fossero presenti anche Caravaggio e Artemisia Gentileschi: uno sguardo artistico che si imprime nella carne della storia e che attraversa i secoli e suggerisce visioni. La scena si compone di un drappo rosso sul fondale e prende chiare ispirazioni dall’arte visiva, generando un’atmosfera sinistra e perturbante, accompagnata da una densa partitura sonora e dall’attento lavoro attoriale del cast (Davide Giglio, Francesco Pennacchia, Francesca Ziggiotti e la stessa Giorgia Cerruti). «Cenci  – prosegue la regista – traccia una linea che attraverso i secoli giunge a noi sinistramente intatta nel suo nucleo primordiale, seppur mascherata dietro civili sembianze. Vi si denuncia l’anarchia del male, la responsabilità personale dell’ingiustizia che si propaga all’intera società, la religione come fondamento e condanna dell’edificio sociale del nostro Paese, così malato e bisognoso di laicità. Siamo spettatori di un “mancato rinascimento” che la storia dei Cenci concede di osservare con dolorosa complicità; uno specchio nostrano che racconta l’identità italiana ma che abbraccia anche un’identità europea sempre più categorica e dogmatica. […]». Un’esperienza immersiva che mira a illuminare gli abissi dell’animo umano e a interrogare, ancora oggi, la nostra coscienza collettiva. 

Info: ravennateatro.com

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