Dal rapporto Coop pesanti ombre sul futuro 

La preoccupazione è il nuovo mood degli italiani. Emerge dal rapporto Coop 2025. Abbandonate serenità e fiducia spunta un’ombra sul  domani. Rispetto al 2022 crescono timore (dal 20% al 39%), inquietudine (dal 24% al 37%) e allerta (dal 16% al 25%), mentre si riducono serenità (dal 34% al 24%) e fiducia (dal 27% al 24%). Restano i pensieri per le difficoltà quotidiane e la voglia di maggiori redditi, ma è soprattutto la guerra a segnare la più ampia discontinuità (una buona metà dei nostri connazionali ha iniziato a accettare la possibilità di un conflitto) e tra i diversi obiettivi di sostenibilità si affermano istanze di pace e diritti civili (64%) e ad una maggiore attenzione e cura delle persone attraverso il contrasto alla fame, alla povertà e alle differenze e violenze di genere (55%) anche sopravanzando la garanzia per tutti di un lavoro dignitoso e della riduzione delle disuguaglianze (62%) e i temi ambientali e del cambiamento climatico. Su questo c’è spaccatura: per il 60% dei manager la burocrazia ambientale è uno dei principali ostacoli alla competitività, mentre il 73% degli italiani lo considera un’emergenza.

Negli stili di vita fra i valori le priorità sono: onestà (50%), rispetto (46%); mentre la ricchezza è al 10%, successo sociale e carriera ex-aequo al 7%. 

Intanto crescono i riferimenti nostalgici ai decenni precedenti. Volano le vendite di vinili e il vintage come icona. Il 54% della Generazione Z   avrebbe preferito nascere all’epoca dei propri genitori. Tanto che 7 italiani su 10 pensano che un tempo il mondo fosse un posto migliore.

Grazie al maggiore impegno sul lavoro, gli italiani si scoprono nel 2025 sì meno vulnerabili, ma si mantengono vigili e in precario equilibrio di fronte a imprevisti e quotidianità. Se nel 2024 la spesa complessiva delle famiglie è cresciuta dello 0,5% rispetto al 2019, oltre la metà è assorbita dalle spese obbligate (abitazione, utenze domestiche, trasporti e cibo) e non si discostano le intenzioni di acquisto per i prossimi 12-18 mesi. Il risparmio resta la priorità per il 42%, ma si teme il deconsumismo.  L’Italia ora acquista solo cose indispensabili, ama il second hand e ripara gli oggetti piuttosto che sostituirli. E anche quando torna a spendere in acquisti tecnologici (16,5 miliardi di euro negli ultimi 12 mesi, +1,2%) privilegia l’utilità alla gratificazione.Tra i top ten delle vendite spiccano gli apparecchi per la cura dentale e una miriade di elettrodomestici piccoli o grandi che siano (dalle friggitrici alle macchine da caffè all’aspirapolvere). E si riducono gli acquisti di prodotti dell’elettronica di consumo (gli acquisti annui di smartphone si riducono di 2 milioni di unità rispetto al 2022). 

Muta (ma resta privilegiato) il rapporto col cibo. I consumi (e le preparazioni) alimentari tornano nella sfera domestica. Nei primi 6 mesi del 2025 la spesa per la ristorazione fuori casa cala del 2,2% rispetto al 2024 e un italiano su 3 vi rinuncerà ulteriormente nei mesi a venire. E  si registra una ripresa importante nei carrelli della spesa, con le vendite nella grande distribuzione che, nei primi sei mesi del 2025, fanno registrare una crescita su base annua del +3,8% a valore e del +2% a volume. Trainano frutta e verdura e altri comparti del fresco. Mentre i sostituti vegetali delle proteine animali sono cresciuti 10 volte di più delle carni.

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