Due visite in programma domenica 10 maggio
Dopo le due visite guidate a Palazzo Sassi Masini, che hanno richiamato l’attenzione di circa 200 persone, domenica 10 maggio 2026, con ritrovo alle ore 10.00 e alle 11.00 in via di Massa 33, frazione Castellaccio (Ravenna), verranno effettuate altrettante visite a Casa Masini. Questi ulteriori due appuntamenti, ideati da Bernadetta Masini, Jacopo Leonardo, Filippo Tadolini, Marco Viroli e Gabriele Zelli, fanno parte del progetto denominato “Le dimore di Angelo Masini”, che consente di raccontare la vita del grande tenore forlivese anche per quanto riguarda la sua attività di possidente, di imprenditore agricolo e di benefattore. Infatti nel corso delle successive domeniche mattine di maggio verranno visitati altri due immobili che sono stati di proprietà del cantante, come: Villa Gesuita e Villa Serughina nel territorio del Comune di Forlì.
Il ciclo di iniziative è stato promosso dal Lions Club Forlì Host e dal Lions Valle del Bidente nell’ambito del Service nazionale “Custodi del tempo”, dall’Associazione Forlì per Giuseppe Verdi, dall’Associazione Casa Masini, dal Touring Club Italiano e dal Comitato Pro Forlì Storico-Artistica, in collaborazione con la Cooperativa Sociale L’Accoglienza e il Villaggio della Gioia – Comunità Papa Giovanni XXIII. Casa Masini (Il Castellaccio)
Il complesso denominato Il Castellaccio, oggi conosciuto come Casa Masini, fu acquistato dal tenore Angelo Masini nel 1890 insieme a diciassette poderi situati nelle campagne circostanti. Sorge nella pianura ravennate, tra la chiesa di Massa Forese e quella di Santa Maria in Traversara, in una posizione che ancora oggi conserva un forte carattere paesaggistico.
La dimora fu in origine residenza settecentesca dei conti Sassi, poi passò ai marchesi Cavalli. Fu proprio un membro di questa famiglia, Giovan Battista Cavalli (nato nel 1856), a venderla, probabilmente a causa di difficoltà finanziarie.
La posizione dell’edificio e il dislivello tra l’altura su cui sorge e il piano della strada che collega Carpinello a San Pietro in Vincoli fanno tuttavia pensare a origini più antiche. A questo proposito Umberto Foschi, in un articolo pubblicato nel 1977 sulla rivista La Piè, osserva come, nel corso dei secoli, la struttura abbia subito profonde trasformazioni, pur conservando tracce di un impianto precedente.
La villa si presenta oggi come un grande edificio addossato a una torre, con un aspetto complessivo settecentesco. Tuttavia, una piccola targa marmorea infissa nella facciata riporta l’iscrizione “1501 adi 24 marzo”, che lascia ipotizzare una fondazione più antica. Anche lo spessore dei muri sembra confermare un’origine cinquecentesca. Il resto dell’edificio mostra evidenti segni di rimaneggiamenti, soprattutto nella parte superiore, dove gli interventi furono finalizzati a un aggiornamento estetico.
Nel 1916 vennero eseguiti lavori di abbellimento della facciata, con interventi di stuccatura e l’applicazione di decorazioni in terracotta alle finestre. Dai documenti conservati nell’archivio locale emerge inoltre una nota, datata 19 agosto 1915, che attesta una spesa complessiva di 6.000 lire «per esecuzioni artistiche nella villa Castellaccio». Da questa documentazione si deduce che Edgardo Masini, figlio del tenore, affidò all’artista forlivese Giovanni Marchini l’incarico di decorare una sala al pianterreno.
In un ambiente di gusto neogotico, Marchini dipinse nelle lunette quattro Arabe Fenici che risorgono dalle fiamme, simbolo dell’arte che rinasce dalle proprie ceneri. L’intero ciclo decorativo è attraversato dal motto Ex igne ad ignem, ripreso anche all’esterno nei clipei di alloro delle terrecotte decorative. Covoni di grano si alternano alle figure mitiche, alludendo al perenne rinnovarsi della natura, fonte di ispirazione dell’arte. Agli angoli degli archi compaiono cesti con festoni di frutta, che richiamano quelli del Mausoleo di Galla Placidia a Ravenna: tra foglie lanceolate emergono frutti preziosi, quasi gemme incastonate. L’atmosfera dell’ambiente è dominata da una luce blu cobalto, notturna, mentre al centro della volta campeggia un sole raggiante. Ulteriori interventi in terracotta, per balconi e finestre, erano stati realizzati già tra il 1909 e il 1910.
Proprio nel 1910, durante le agitazioni legate all’occupazione agraria, il Castellaccio ospitò le truppe inviate per sedare la rivolta dei contadini.
Delle famiglie che ne furono proprietarie resta oggi ben poco: dei marchesi Cavalli non rimane memoria visibile, mentre dei conti Sassi si conserva uno stemma in marmo con i caratteristici simboli araldici del casato. All’interno, la villa mantiene le caratteristiche tipiche delle dimore patrizie del Settecento: un grande salone centrale sia al pianterreno sia al piano nobile, sale laterali disposte in sequenza lungo l’intero sviluppo dell’edificio, cornici e sovrapporte in stucco.
Durante il periodo di permanenza al Castellaccio, dalla primavera all’inizio dell’autunno, Angelo Masini seguiva personalmente i lavori agricoli. Decise anche di modificare l’assetto del viale antistante la villa, facendo abbattere i tigli e gli ippocastani che lo ombreggiavano e sostituendoli con pini marittimi, ancora oggi visibili.
Alla sua morte la proprietà passò al figlio Edgardo, che la mantenne con cura e ne promosse ulteriori migliorie. Il nipote Angelo, che portava lo stesso nome del celebre tenore, dispose invece il ripristino del viale di tigli, abbattuti durante la guerra. In occasione del matrimonio con Iolanda Spiess fece inoltre rifare il tetto e rinnovare la casa.
I terreni agricoli annessi furono in gran parte mantenuti e concessi ai coloni, in parte in affitto e in parte a conduzione diretta. Successivamente la villa conobbe un lungo periodo di abbandono, durato quasi trent’anni, fino al 1993, quando tornò a vivere grazie a Bernardetta Masini, pronipote del tenore e figlia di Angelo. Anche il grande parco, con il viale dei tigli, fu recuperato attraverso interventi di pulizia e manutenzione.
Si tratta di uno dei complessi più suggestivi della campagna ravennate, caratterizzato da un parco ampio e maestoso, nel quale è ancora visibile la vecchia ghiacciaia, costruita sotto un cumulo di terra per la conservazione dei cibi. Purtroppo, approfittando dell’assenza dei proprietari, anche questa dimora è stata nel tempo oggetto di furti, con la sottrazione di arredi e oggetti di valore.
Il Castellaccio è stato abitato saltuariamente anche dal pronipote Nicolò Masini, che si è occupato della gestione dell’azienda agricola, mantenendo così un legame diretto tra la proprietà e la sua storia.
