La sinistra deve ripartire dai suoi valori storici

di Gian Paolo Castagnoli

Intersezionalità è una parola orribile dal punto di vista lessicale e sonoro. Però dietro c’è un’idea politica ed etica molto alta: quella per cui tutti i diritti sono interconnessi e pensare di difenderne uno ignorando gli altri, o addirittura sacrificandoli, è non sono inaccettabile ma anche infattibile.

Per questo trovo sbagliatissima, e anche molto ipocrita, la riflessione sul cosiddetto woke che si sta facendo nella sinistra Italiana (e non solo italiana) e la svolta frettolosa che a quanto pare forze politiche di quell’area, o sedicenti tali, dicono di voler fare su quel fronte.

Dire che a sinistra da troppi anni c’è scarsa attenzione, a livello di intenti e di azioni concrete, ai temi del lavoro, della povertà crescente e delle condizioni di vita materiali delle persone più fragili è un’amara verità e va detto forte, correggendo la rotta.

Ma sostenere che questo è avvenuto perché ci si è occupato troppo di razzismo, omofobia, sessismo, antifascismo, e in generale diritti civili, è una cavolata galattica e uno stucchevole alibi.

Vorrei un po’ di sincerità. Ci si è occupati poco e male dei diritti sociali non perché si è stati distratti da altro ma perché da trent’anni il centrosinistra sta sposando in modo vigliacco e acritico il modello folle di sviluppo e questo tipo sistema economico turbocapitalista che produce disuguaglianze spaventose e sacche di miseria sempre più larghe. Un sistema basato sulla triade denaro-profitto-finanza su tutto e contro quasi tutti, dalla maggioranza degli esseri umani alla pace fino alla salvaguardia ambientale del pianeta. A tutto ciò si sta aggiungendo un culto dogmatico del nuovo dio: l’ultratech digitale, che avanza incontrollato. Presto si abbinerà alla robotica e allora vedremo prendere definitivamente forma i più spaventosi dei mondi distopici.

La verità è che tutto questo piace anche a una certa sinistra, che parla superficialmente di progresso, dimenticando che è progresso solo quello che migliora la vita dei più, e possibilmente di tutti quanti, partendo da quelli alla base della piramide socio-economica.

Se il centrosinistra non fosse invischiato in questo schifo, non ci sarebbero tutti questi imbarazzi nel proporre serie patrimoniali su chi è ricco, un fisco più progressivo e tasse di successione oltre una certa soglia. Invece che ascoltare bla bla bla sul fatto che bisogna parlare meno di diritti dei gay, di razzismo o di rispetto dell’ambiente e più di lavoro e sostegno a chi è in difficoltà, mi aspetto programmi concreti e radicali su quei punti, cosí come sulla riorganizzazione delle modalità e degli orari di lavoro, come si sta facendo anche in Paesi assolutamente capitalisti. Perché l’attenzione ai fragili e il miglioramento della qualità di vita materiale dei ceti bassi e medio-bassi si fa attraverso questi strumenti, non con subdoli proclami “o-o”

La sinistra dovrebbe essere una cosa semplice semplice: lotta all’ingiustizia sociale, alla disuguaglianza, alla violenza nelle relazioni i tra popoli e tra singoli, contrasto all’oppressione in tutte le sue forme e liberazione e crescita di tutto il meglio dell’umano senza amputazioni e senza esclusioni, o peggio sfruttamenti o gabbie.

Contrapporre i diritti civili ai diritti sociali è un’operazione miserabile. L’uomo non è fatto solo di carne ma anche di anima e non ci sono solo i bisogni materiali ma anche dello spirito. Non ci può essere alcun avanzamento dell’uno senza l’altro. E quando c’è conduce al disastro, come ha insegnato tante volte la storia.

Dire che non si è difeso il lavoro perché si è pensato troppo ai diritti dei gay, alla lotta al razzismo o alla denuncia del patriarcato e dei femminicidi è un imperdonabile errore, forse in buona fede o forse no. Io non contrapporrò mai la libertà personale all’uguaglianza e alla giustizia sociale, non dirò mai che il razzismo è un problema meno grave dello sfruttamento di un bracciante straniero, né viceversa. Sono tutte cose ugualmente ignobili, e anzi strettamente connesse. Io non mi faccio intrappolare nella gabbia del dovere scegliere qual è il minore tra due mali se ritengo entrambi mali insopportabili e lotterò contro entrambi.

Come diceva un vecchio slogan che continuo ad amare, “vogliamo il pane ma anche le rose”. E aveva ragione Pertini a dire “la libertà senza giustizia sociale non è che una conquista fragile che per molti si traduce nella libertà di morire di fame”. Ma ritengo fermamente vero anche il contrario. Se fossimo solo anima, pensieri, sentimenti, parole, libertà, senza avere una vita materialmente decente, saremmo poco, ma non saremmo niente se fossimo solo carne, benessere dell’avere e comodità del cosiddetto progresso senza difendere uno spirito e una lingua senza catene, senza coltivare relazioni, senza amore per l’umano e gli umani, senza difendere i diritti di tutti partendo dagli ultimi, senza pretendere che oltre al pane chiunque abbia la libertà di essere ciò che è nel rispetto degli altri.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *