Roberto Paci Dalò alla Stagione dei Teatri 26-27

RAVENNA. Mercoledì 21 ottobre (ore 21) il Prologo della Stagione dei Teatri prosegue al Rasi con Roberto Paci Dalò e Mandel’štam – variazioni sulla voce del poeta Osip Mandel’štam.

Un progetto dedicato alla figura e all’opera del poeta ebreo-russo, sviluppando un ciclo di performance in solo che prende forma a partire dalla propria scrittura, dalla propria vicenda biografica e dalla relazione con l’Armenia.

Mandel’štam morì nel 1938 durante il trasferimento verso un gulag dell’estremo oriente sovietico, nei pressi di Vladivostok. La sua voce poetica costituisce il nucleo di un lavoro che intreccia materiali d’archivio, registrazioni vocali in lingua russa, canzoni, paesaggi sonori, strumenti acustici ed elettronica.

Il progetto si colloca nel solco della pratica del samizdat, termine che in russo significa “edito in proprio” e che designa la circolazione clandestina di testi censurati dal potere sovietico. Tra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta il samizdat divenne un fenomeno sociale, culturale e politico diffuso in tutta l’Unione Sovietica e nei paesi del blocco orientale. Attraverso copie realizzate a mano o con la macchina da scrivere, venivano trasmessi documenti politici, appelli, materiali riservati, opere letterarie, poesie, saggi filosofici e testimonianze che non avrebbero mai superato il controllo della censura statale.

Accanto alla diffusione clandestina dei testi si sviluppò una circolazione parallela del suono. Nacquero così i cosiddetti roentgenizdat, conosciuti anche come “musica sulle costole” o “dischi ossei”: supporti fonografici realizzati artigianalmente utilizzando pellicole radiografiche dismesse. Su questi sottili fogli di plastica venivano incise registrazioni proibite, spesso provenienti dall’estero, destinate al mercato nero e a una rete informale di ascoltatori. È in questo territorio di voci sottratte al silenzio imposto dal potere che Roberto Paci Dalò costruisce un percorso sonoro e performativo dedicato a Mandel’štam e al valore della trasmissione clandestina della parola e del suono. Essenziale è il rapporto con l’Armenia, luogo profondamente legato alla vita e all’opera del poeta e alla ricerca artistica di Paci Dalò, evocata in scena attraverso le riprese realizzate tra Erevan e la campagna armena.

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