La bevanda è stata ideata da Giuseppe De Luca, titolare di Tinto Café
Sabato 24 ottobre 2026, mentre in centro storico si viveva un pomeriggio assurdo, tantissime persone hanno affollato i locali di Tinto Café in occasione della presentazione del cocktail Masini. Oltre ai clienti abituali, hanno partecipato all’evento Bernadetta Masini, pronipote del tenore Angelo Masini, insieme ai suoi figli Jacopo e Gregorio, socie e soci dell’Associazione Forlì per Giuseppe Verdi con il presidente Filippo Tadolini e il vice Gabriele Zelli, oltre a numerosi cittadini. L’idea della nuova bevanda nasce dall’iniziativa dell’imprenditore Giuseppe De Luca, da circa 25 anni gestore del bar di piazza del Carmine, che l’ha elaborata traendo spunto da altre famosissime già esistenti e conosciute in tutto il mondo, come: il Kir Royal, il Puccini, il Bellini, il Rossini, il Tintoretto, tutti legati ad insigni esponenti del mondo della musica, dell’arte e della storia. A De Luca, appassionato di musica sinfonica e operistica, non è parso vero di crearne una propria, dedicandola ad Angelo Masini nel centenario della morte.
L’aperitivo, che ha come ingrediente caratteristico il succo di susina, frutto dal sapore vellutato e idealmente accostabile alla voce angelica del grande artista forlivese, menta e prosecco, è stato servito abbinato a piadina romagnola e prosciutto. Le susine che utilizza Giuseppe De Luca provengono dalle coltivazioni della Società Agricola Guidi di Roncofreddo, che a Forlì ha un’importante sede nella frazione di Carpinello, commercializzate col marchio Terre di Romagna.
Nell’occasione non poteva mancare un omaggio musicale a Masini che ha visto come protagonista il giovane tenore forlivese Alex Camporesi, allievo del Conservatorio “Maderna-Lettimi” di Cesena e Rimini, accompagnato al pianoforte da Pia Zanca. Camporesi ha scelto di interpretare alcuni di quei brani del repertorio di Masini che meglio consentono di immaginarne oggi le sue caratteristiche vocali. L’aperitivo è stato inaugurato con “Una furtiva lagrima” da ”L’elisir d’amore” di Gaetano Donizetti, celebre romanza intrisa di malinconica dolcezza, per la quale è facilmente intuibile che la leggendaria morbidezza della voce di Masini fosse pressoché ideale. Ha proseguito poi con la serenata “Ecco ridente in cielo” da “Il barbiere di Siviglia” di Gioachino Rossini, titolo frequentemente affrontato da Masini nel corso della sua carriera, che per strana coincidenza fu non solo l’ultimo che il tenore portò sulle scene nel 1905, quando si ritirò a vita privata, ma anche l’ultimo ad essere rappresentato al Teatro Comunale di Forlì, prima della rovina bellica dell’edificio nel 1944. Un tributo alla presenza di Masini sul palcoscenico di Forlì è stata infine l’interpretazione di “Bianca al par di neve alpina” da “Gli Ugonotti” di Giacomo Meyerbeer, cavallo di battaglia masiniano nelle 14 rappresentazioni del 1882 che lo videro acclamato oltre ogni misura dai forlivesi e da quanti accorsero in città per vederlo. Nell’eseguire il brano Camporesi ha esemplificato al pubblico la differenza tra l’emissione morbida delle note acute in “falsettone”, una prassi preromantica ancora esistente al tempo di Meyerbeer che molto ci suggerisce sulla soavità della voce di Masini, e quella più drammatica e muscolare del canto “di petto”. La serata si è conclusa con l’esecuzione di due tra i più celebri brani scritti da Giuseppe Verdi per la voce di tenore, “La donna è mobile” e “Questa o quella”, entrambi dal “Rigoletto”. Anche il ruolo del Duca di Mantova fu infatti uno preferiti da Masini: del suo costume di scena per questo personaggio si conserva un farsetto nel Museo Romagnolo del Teatro di Palazzo Gaddi, in Corso Garibaldi.
Al termine applausi scroscianti per tutti hanno decretato il successo della presentazione del nuovo cocktail, che ora può essere consumato abitualmente da Tinto Café.
Da evidenziare anche la generosità di Giuseppe De Luca che ha deciso di devolvere l’incasso dell’iniziativa all’Associazione Forlì per Giuseppe Verdi, affinché possa finanziare le proprie attività per promuovere e valorizzare l’opera lirica.

