A Palazzo Morattini di Pievequinta una mostra per ricordare gli abiti nuziali romagnoli dal Novecento ad oggi
Sabato 7 novembre 2027, alle ore 16.00, a Palazzo Morattini, via Armelino 33, Pievequinta (Forlì), si terrà l’inaugurazione della mostra “Gli abiti degli sposi, come eravamo 50 (e più) anni fa”, allestita dall’Associazione culturale e ricreativa “Amici della Pieve ODV”.
In precedenza, alle ore 15.00, l’esposizione sarà presentata da Radames Garoia che parlerà dei riti di formazione della coppia (corteggiamento, fidanzamento e matrimonio) nella vecchia società tradizionale, in prevalenza contadina, quando il matrimonio era ritenuto un valore imprescindibile.
Cuore della mostra sono gli abiti originali indossati dalle spose e dagli sposi del territorio: oltre 30 capi che coprono più di un secolo, dal 1910 ai giorni nostri. Ogni abito è accompagnato dall’indicazione dei nomi degli sposi, dalla data e dal luogo del matrimonio, da una fotografia delle nozze e, quando disponibile, dall nome della sarta che lo ha confezionato o del negozio/atelier dove è stato acquistato.
Il percorso è introdotto da alcuni pannelli che ricostruiscono la storia dell’abito nuziale. Si parte dalla Grecia classica, con la semplice tunica e la coroncina di mirto, e dall’antica Roma, dove nasce la tradizione del velo, allora rosso, arancione o giallo. Si attraversano poi il Medioevo, quando l’abito diventa uno status symbol in velluti e damaschi dai colori accesi, e i secoli dello strascico, dei broccati e dei merletti. Il bianco si impone solo nel 1840, con le nozze della regina Vittoria del Regno Unito (1819-1901) e del principe Alberto di Sassonia (1819-1861): una prassi arrivata fino ai giorni nostri. Una moda che però nelle nostre campagne si diffonde solo nel secondo dopoguerra e durante il boom economico; prima, e il fatto non era comunque così scontato, le spose delle campagne si sposavano con il vestito “buono”, spesso scuro, che poi riutilizzavano nell’uso quotidiano.
La mostra vuole rendere omaggio anche alle sarte di paese, capaci di trasformare un taglio di stoffa in un abito unico, spesso lavorando di notte alla luce del lume a petrolio. Tra le immagini esposte, una fotografia del 1943 ritrae le bambine della scuola elementare di Pievequinta, allora ospitata proprio a Palazzo Morattini, impegnate con ago e filo. Chiude il percorso il corredo della sposa: lenzuola, tovaglie e camicie ricamate negli anni, custodite nelle cassapanche e un tempo portate nella nuova casa su carri trainati da buoi addobbati a festa, una tradizione del tutto scomparsa da tempo.
L’esposizione resterà aperta nei giorni di sabato e domenica fino al 29 novembre 2026 dalle 15.00 alle 18.00. Ingresso libero.
