Il Pnrr principale fallimento del governo Meloni

Da tempo si aveva la sensazione che con il Pnrr il governo Meloni avesse perso un’occasione. E, in tal senso, una conferma arriva da quello che ha scritto La Stampa un paio di giorni fa: su 190 miliardi di fondi europei, solo poco più di due miliardi sono stati destinati direttamente al dissesto idrogeologico. Per l’esattezza si tratta di 2,49 miliardi. I fondi coprono 1.301 interventi, con una forte concentrazione sulla sicurezza dei fiumi, di cui a fine 2025 il 62 per cento risulta concluso. Praticamente è stato destinato poco più dell’uno per cento della cifra a disposizione. E questo in un Paese dove il 94 per cento dei Comuni è a rischio frane e allagamenti.

E’ un vero peccato, perché con quei fondi si sarebbe potuto fare un considerevole passo in avanti sul fronte della sicurezza idrogeologica, una delle emergenze italiane. Ma non solo. Un diverso utilizzo di quei fondi avrebbe potuto aiutare quella crescita economica che non c’è stata. Lo scrive, sempre su La Stampa, Pietro Reichlin che puntualizza che l’impatto del Pnrr sulla crescita, nonostante tutto, resta basso.

Se poi aggiungiamo che quella pioggia di soldi non sono stati usati neppure per dare una  risposta concreta a innovazione e ricerca e rinnovabili, due delle altre emergenze italiane, è chiaro che il rammarico aumenta. Anche perché c’era la possibilità di cambiare l’Italia e quello è un treno che rischia di non passare più.  

E’ difficile pensare che, perlomeno nel breve periodo, dall’Unione Europea possa arrivare una simile iniezione di denaro. Fra l’altro non tutti i soldi erano a fondo perduto. Anzi. I prestiti sono circa 122 miliardi di euro e andranno restituiti a partire dal 2028, con un piano di rimborso spalmato su un lungo arco temporale, fino al 2058. Il debito quindi entrerà nel bilancio dello Stato, influenzando il debito pubblico italiano. In pratica per trent’anni avremo dei ratei di oltre quattro miliardi all’anno. Non poco per un Paese che non ha grosse disponibilità finanziarie. 

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