Una vergogna mondiale
Se questo è sport….
di Fabrizio Rappini
Potrà sembrare strano che in una piattaforma digitale che di chiama Romagna post si parli di un avvenimento che si consuma a migliaia di chilometri di distanza. Di qualcosa che, almeno direttamente, con la Romagna, ma nemmeno con l’Italia, non ha nulla a che vedere. Eppure, in qualche modo un collegamento c’è. Sì, perché da oggi gli occhi di tanti saranno puntati sui televisori per seguire i Campionati del Mondo. Un mondo, quello della Fifa e del suo presidente Gianni Infantino, che non conosce vergogna.
Che si trattasse di una pagliacciata indegna lo si era capito già lo scorso 5 dicembre quando Donald Trump riceveva il premio Fifa per la pace come riconoscimento per “azioni straordinarie per la pace e l’unità” dall’amico/zerbino Gianni Infantino durante la cerimonia dei sorteggi dei Mondiali 2026.
Sono passati mesi da quella pagliacciata in mondovisione, ma le cose non sono cambiate. Anzi sono addirittura peggiorate. Che sarebbe stato il mondiale della intolleranza, dell’arroganza, della prepotenza spacciata come sicurezza, lo si era intuito. Il primo a farne le spese è stato l’arbitro somalo Omar Artan, il migliore della confederazione africana, rispedito a casa dalla polizia di Miami dopo lunghissimi controlli. Poi le delegazioni di Senegal e Uzbekistan sottoposte a ispezioni minuziose, con tanto di cani antidroga e al limite dell’umiliante. Questo si prefigura già come il peggior campionato del Mondo. Uno scenario brutale, di cinque settimane pesanti, nelle quali spicca il silenzio della Fifa e del suo presidente, Gianni Infantino.
Ma non solo, è vietata anche la critica sportiva, come quella dell’allenatore argentino Marcelo Bielsa, Commissario tecnico dell’Uruguay, che ha definito pessima l’organizzazione del torneo parlando dei campi di allenamento. La Fifa ha aperto un procedimento disciplinare nei suoi confronti. “Ci proibiscono di parlare. Chi prova a criticare viene sanzionato”, il suo atto d’accusa. Siamo arrivati a questo punto grazie allo zerbino di Trump, Gianni Infantino dove un allenatore non può dire che una struttura tecnica non è degna di un mondiale.
A questo punto qualcuno dirà che non si può più fare nulla. Eppure, una cosa si potrebbe fare. Ed è una cosa pacifica. Boicottare il Mondiale della vergogna sintonizzando i nostri televisori su altri avvenienti.
